Descrizione
ABSTRACT
Per comprendere la trasmissione degli aegyptiaca, in particolare degli scarabei, a Pithekoussai prima della fine del TG, bisogna considerare diversi fattori storici cruciali: il dominio egiziano sulla Palestina fino alla seconda metà del XII sec. a.C., i percorsi commerciali fenici in Egitto dall’XI sec. a.C. in poi e la presenza di ceramica euboica in Palestina dalla seconda metà del X sec. a.C., ovvero dall’inizio del periodo libico egizio, quando la ceramica greca era ancora assente nella Valle del Nilo. Da ciò, consegue quasi inevitabilmente che gli aegyptiaca hanno raggiunto le loro destinazioni nelle aree egee e italiche prima della fine del TG attraverso il Vicino Oriente; i contesti archeologici più antichi conosciuti (X-IX sec. a.C.) si trovano a Creta, a Lefkandi (Eubea) e a Torre Galli (Italia meridionale). Scarabei e amuleti egizi strettamente correlati provenienti da Cipro, Eretria (Eubea), Rodi, Creta e Villasmundo (Sicilia) tracciano il viaggio verso Pithekoussai e Cuma. Di particolare importanza sono gli scarabei con i nomi regali del Nuovo Regno (Seti II) e del periodo libico (Sheshonq I e V, così come Bocchoris).
La necropoli di Ischia, come è noto, ha restituito un ricco campione di aegyptiaca, spesso associati nei contesti funerari a sigilli del LPG, rivelandosi un caso di studio straordinario per la valutazione delle reti di circolazione e distribuzione di questi particolari amuleti; come tratto caratterizzante del rituale funerario, essi compaiono nella maggior parte dei casi nelle sepolture di infanti e bambini. La presente pubblicazione è incentrata sullo studio dei dati provenienti dalla necropoli scavata negli anni 1965-1982 e comprende 37 sepolture databili tra la metà dell’VIII e la fine del VII-inizi del VI secolo a.C. Il quadro che ne emerge va a completare quanto delineato nei volumi Pithekoussai I curati da Giorgio Buchner e D. Ridgway e basati su un primo lotto della necropoli (scavi 1952-1961, TT. 1-723). Per una scelta metodologica precisa, gli amuleti sono presentati insieme e in riferimento ai loro contesti di rinvenimento (cap. II-III), offrendo la necropoli di San Montano la possibilità di un approccio contestuale, utile a definire cronologie relative e ad approfondire i meccanismi della rappresentazione funeraria.
L’esame dei singoli scarabei (cap. IV) rivela l’origine egizia per la maggior parte dei pezzi, di cui, a parte alcuni scarabei più antichi, la stragrande maggioranza appartiene al periodo libico (dalla fine del X alla seconda metà dell’VIII sec. a.C.). Il percorso attraverso il Vicino Oriente è sottolineato dagli scarabei e da altri sigilli prodotti in Palestina (S.43?), Fenicia (S.10?, S.30) e Siria (S.20, S.23, S.35). Gli amuleti a forma di divinità (Nefertum, due Pateci, F.1-F.3) s’inseriscono nel medesimo quadro ricostruito per gli scarabei. Tra le poche tombe pithecusane più tarde con aegyptiaca (vd. S.5, S. 51), è particolarmente degna di nota la T. 1181 con lo scarabeo di Psammetico I (664-610 a.C.).


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